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Investire su Bitcoin conviene davvero?

Il boom delle quotazioni del Bitcoin ha acceso un faro globale sul fenomeno delle criptovalute, anche se resta un mondo ancora minuscolo. In molti suggeriscono di investire, ma i rischi ci sono perché non esiste una regolamentazione

Il valore delle monete virtuali, dallo scorso mese di gennaio, è più che triplicato. Il fenomeno ha messo in allerta anche Goldman Sachs. La banca di investimenti americana starebbe pensando di aprire una divisione dedicata al solo trading dei Bitcoin ed altre criptovalute, secondo indiscrezioni raccolte dal Wall Street Journal. L’istituto diventerebbe così la prima banca di Wall Street a fare direttamente operazioni con la controversa valuta virtuale.

Lanciato nel 2009, il Bitcoin da tempo è nell’occhio del ciclone e il suo valore ha visto drastiche oscillazioni nel corso di quest’anno: da 969 dollari di inizio 2017 è schizzato a oltre i 5.000 dollari a settembre per poi ripiegare sotto i 3.000 e quindi recentemente risalire oltre i 6.000 dollari. A pesare sono state soprattutto le misure prese dal governo cinese per bloccarne l’uso. Pechino infatti non vede di buon occhio un mercato che si muove al di fuori dei sistemi di regolamentazione finanziaria, e su cui non ha controllo, e così recentemente ha vietato il trading di Bitcoin, dichiarando le transazioni illegali. Diverse piattaforme in Cina si sono affrettate quindi a chiudere le attività con la valuta virtuale. Inoltre, dopo lo scisma di agosto, che ha portato alla nascita del Bitcoin Cash, il Bitcoin ha proseguito inarrestabile la sua corsa. In base alle previsioni dei detrattori, dopo lo scisma di agosto il valore del Bitcoin sarebbe dovuto crollare, e invece si è apprezzato di un altro 50% mentre a loro volta i Bitcoin Cash nell’arco di pochi giorni capitalizzavano alcuni miliardi di dollari.

Cerchiamo allora di capirci qualcosa

Le transazioni possono essere effettuate tramite assegno, bonifico o cash. Oggi ci si può anche servire dei Bitcoin. Si tratta di una moneta non reale, intangibile, con la quale si possono comprare oggetti reali. Non esistendo in maniera concreta non ci sono organismi o banche che li controllano. La creazione e lo scambio di questa moneta avviene secondo il protocollo peer-to-peer (rete paritaria). Chiunque può coniarla ma esiste, tuttavia, un tetto massimo di Bitcoin coniabili. Questa cifra è di 21 milioni. E secondo diversi calcoli dovrebbe essere raggiunta nel 2140.
L’uso di questa moneta garantisce l’anonimato anche se ogni Bitcoin ha un intestatario in modo da poter essere utilizzata una sola volta. La privacy è garantita dal fatto che è il possessore a decidere se rivelarsi o meno durante la transazione. Inoltre ogni moneta può avere un address diverso, caratterizzato da 34 caratteri alfanumerici. Attualmente ci sono circa 16,5 milioni di Bitcoin in circolazione, di cui il 40% è detenuto da 1.759 indirizzi individuali (il numero può essere anche più basso perché alcuni detengono indirizzi multipli). Il 63% dei Bitcoin è controllato da 18.300 indirizzi. Degli 11,5 milioni di indirizzi individuali che possiedono la criptovaluta, il 97% controlla meno di un Bitcoin.

Generare Bitcoin è abbastanza complesso

L’operazione si definisce mining. Un tempo era libero ora si può fare solo se si è in possesso di un hardware specializzato in estrazione di Bitcoin . Generalmente se si appartiene a un pool, cioè a una rete specializzata nella creazione di Bitcoin , si deve fornire a questa alcune risorse di calcolo del computer. Il procedimento richiede, infatti, un’altissima potenza di calcolo. In questo modo si vanno a decriptare gli algoritmi alla base dei Bitcoin . Ovviamente è anche possibile comprarli scambiandoli con l’euro, in rete o in sportelli fisici (in Italia ne esistono in totale 5-6). Per molti i Bitcoin non hanno un futuro poiché non sono facilmente regolarizzabili. Per altri questa è la moneta di domani. Non a caso negli ultimi tempi il valore dei Bitcoin hanno subito un’impennata.

E il motivo si può legare agli scenari geopolitici

C’è chi ritiene il Bitcoin estremamente sicuro, grazie a un sistema basato sulla crittografia, perché non richiede al venditore di mantenere e trattare alcune informazioni dell’acquirente, come il suo numero di carta di credito. Dall’altra c’è chi sottolinea il potere che gli hacker avrebbero nell’avere accesso ai «portafogli digitali» degli utenti. In tal senso c’è la paura che, proprio per il suo anonimato, la nuova moneta virtuale possa divenire il mezzo per il narcotraffico, la contraffazione. Ma è proprio sicuro che il Bitcoin possa garantire l’anonimato? Secondo la rivista Technology Review è lecito nutrire qualche dubbio. Quando si utilizza il Bitcoin la transazione è registrata e in un certo senso pubblica, anche se associata a un indirizzo web e non a un nome e cognome. Questo indirizzo è comparabile allo pseudonimo sotto il quale si nasconde l’identità. E finché nessuno la scopre tutto bene, ma quando l’arcano viene svelato il «giochino» svanisce. Anche tra gli investitori italiani i Bitcoin prendono sempre più piede, tanto che nel 2013 è nata l’associazione, senza scopo di lucro, Bitcoin Foundation Italia. Ha lo scopo di promuovere la moneta sul territorio nazionale e di fare in modo che gli investitori siano consapevoli e possano scegliere questo strumento.

Fonte: gazzettadiparma.it


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