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Non tagliate le tasse, redistribuite la ricchezza

A quanto pare la matematica potrebbe trovare una vera soluzione alla disuguaglianza economica.

Negli ultimi 30 anni, la disuguaglianza di reddito è cresciuta a un ritmo che non era mai stato raggiunto da poco prima della Grande Depressione. Come ha cercato di ricordarci Occupy Wall Street, ad esempio, negli Stati Uniti, ci sono un 1 per cento di persone che guadagnano 40 volte di più rispetto al restante 90 per cento.

Sebbene tutte le correnti politiche concordino sul fatto che, negli Stati Uniti, la disuguaglianza di reddito è un problema reale, nessuno riesce a trovare un accordo per risolvere al meglio il problema. Ma cosa succederebbe se si trovasse un metodo imparziale e oggettivo per valutare le cause della disuguaglianza e proporre così una soluzione? E se ci si basasse su una disciplina scientifica, per esempio, la matematica?

Secondo un nuovo report pubblicato dal New England Complex Systems Institute, la matematica può effettivamente essere utilizzata per trovare una soluzione alla disuguaglianza economica. E secondo quanto è emerso, la matematica indica dei programmi mirati che ridistribuiscono la ricchezza ai poveri come metodo per colmare il divario economico e migliorare la salute dell’economia nel suo complesso.

“Abbiamo bisogno di un cambio di direzione misurato ma definito nel metodo per affrontare i problemi economici e di disuguaglianza economica,” mi ha spiegato Yaneer Bar-Yam, fisico e presidente fondatore del New England Complex Systems Institute. “Siamo andati troppo lontano con il Reaganismo [ovvero, l’insieme di scelte di politica economica adottate dagli Stati Uniti nel corso della presidenza di Ronald Reagan, NdR] e ora dobbiamo tornare indietro per ottenere una crescita economica più sana.”

L’istituto di Bar-Yam utilizza dati storici, modelli informatici e big data per spiegare i problemi più complessi del mondo (da cui il nome dell’Istituto) e trovare delle soluzioni. Ad esempio, è stato in grado di prevedere la Primavera Araba prima ancora che accadesse, mettendo in relazione la variazione nei prezzi globali dei prodotti alimentari ai disordini (e poi è stato in grado di ricondurre l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari a due decisioni politiche apparentemente di minore rilievo prese anni prima). In questo ultimo caso, tuttavia, si è dedicato all’economia.

La nuova ricerca prende in esame il modo in cui il denaro circola in un’economia attraverso due cicli principali. Nel ‘ciclo dei consumatori’, i lavoratori guadagnano uno stipendio e usano questo denaro per comprare dei prodotti. Nel ‘ciclo produttivo’, i capitalisti investono la loro ricchezza negli strumenti di produzione, creando occupazione, prodotti per i lavoratori e traendo da questi investimenti dei guadagni per loro stessi.

“Ci siamo spinti troppo oltre con il Reaganismo”

Affinché l’economia di un Paese cresca in modo sano e sostenibile, questi due cicli devono mantenere un delicato equilibrio tra loro. Se ci sono troppi soldi nel ciclo del consumo, non ci sono abbastanza beni da comprare per i lavoratori e l’economia va in inflazione. Se, invece, si concentra troppo denaro nel ciclo produttivo, i lavoratori non hanno abbastanza soldi per comprare prodotti e si va in recessione.

Prima del 1980, la ricchezza era sbilanciata verso il ciclo dei lavoratori (in pratica: troppi soldi e pochi prodotti) questo ha portato ad un’inflazione dilagante. Dopo che Reagan ha preso il potere nel 1980, implementando la teoria del trickle down, ha incentivato gli sgravi fiscali per i membri più ricchi della società e lo squilibrio si è orientato da un’altra parte. Così, i lavoratori non hanno avuto abbastanza soldi per comprare i prodotti, il che ha portato, negli ultimi 37 anni, a tre recessioni e alla crisi finanziaria del 2008.

“Il fatto interessante è che il Reaganismo era proprio la soluzione adatta a quell’epoca,” mi ha spiegato Bar-Yam al telefono. “Ha alterato la direzione di questo squilibrio in una direzione, causando uno squilibrio nell’altra. Ora ci troviamo nella situazione opposta, quindi dobbiamo remare nella direzione contraria.”

“Dipende tutto dal contesto”, ha aggiunto Bar-Yam.

Al centro di questi due cicli si trova la Federal Reserve, che usa i tassi di interesse come una sorta di valvola di sfogo per controllare l’immissione dei soldi nell’economia — una politica nota come monetarismo. Quando l’equilibrio tende troppo verso il ciclo del lavoratore, la Fed può alzare i tassi di interesse per invogliare a risparmiare e controllare così l’inflazione. Quando l’equilibrio tende troppo verso il ciclo produttivo, come avviene dal 1980, la Fed abbassa i tassi d’interesse per incoraggiare i consumatori a prendere in prestito (e spendere) denaro. Questo principio operativo per i tassi d’interesse si chiama regola di Taylor.

Esaminiamo questo grafico del Complex Systems Institute che illustra il rapporto tra investimento e consumo espresso in miliardi di dollari. Ogni punto rosso sul fondo rappresenta una recessione avvenuta dal 1980: 1981, 1989, 2000 e la crisi finanziaria del 2007. Le linee rette invece mostrano come sarebbe stata un’economia in crescita se il rapporto tra investimenti e consumi fosse stato riequilibrato.

Rapporto tra investimenti e consumi, per anno, in miliardi di dollari. Immagine: Complex Systems Institute/Yaneer Bar-Yam

Subito dopo ogni recessione, il rapporto tra investimenti e consumi risulta fortemente sbilanciato rispetto al consumo, in quanto la Fed abbassa i tassi d’interesse per ottenere nuovi prestiti e spese da parte dei consumatori. Ciò è accaduto nel 1990, nel 2002 e in modo più drammatico nel 2008, quando, per la prima volta nella storia, il tasso d’interesse del fondo federale è sceso al di sotto dell’1% per aiutare a salvare gli Stati Uniti dalla crisi economica.

Il problema è che i tassi d’ interesse sono rimasti i più bassi di sempre per anni. Questo significa che la valvola di sicurezza della Federal Reserve per evitare una recessione economica di grossa entità o la depressione economica è stata spinta fino ai suoi limiti. Dall’insediamento di Reagan nel 1980, i consumatori hanno accumulato 13.000 miliardi di dollari di debito, mentre gli investitori hanno accumulato miliardi di capitali.

Come mostra il grafico, la flusso sta ricominciando a dirigersi nuovamente verso il ciclo di investimento. Ciò significa che i consumatori sono bloccati dall’onere pesante del debito e spendono di meno mentre i capitalisti non investono a sufficienza nel ciclo produttivo. Per evitare una grave recessione, i cicli dovranno essere riequilibrati.

Le nuove ricerche condotte da Bar-Yam e dai suoi colleghi dimostrano come l’adozione di una soluzione puramente monetaria per modificare l’attuale squilibrio dell’economia statunitense è una misura insufficiente. Bar-Yam ha paragonato questo meccanismo al tentare di guidare un’auto concentrandosi solamente sui pedali dell’acceleratore e del freno, senza prestare nessuna attenzione al volante. Oltre alla regolamentazione dei tassi d’interesse, la ricerca di Bar-Yam propone il trasferimento di ricchezza ai settori meno abbienti della società come il metodo più efficace di riequilibrare i cicli di consumo e produzione.

Questa conclusione si basa sulla teoria della risposta, un metodo di trattare i sistemi complessi modificando le condizioni ambientali per vedere come rispondono. Bar-Yam e i suoi colleghi hanno analizzato i dati storici per creare dei modelli che mostrassero come l’economia statunitense reagisce quando viene modificata la distribuzione della ricchezza tra i cicli di produzione e di consumo. I loro modelli hanno dimostrato che l’attuale approccio alla crescita economica adottato dall’amministrazione Trump, che riduce la spesa pubblica e abbassa le aliquote fiscali per i ricchi, è errato.

Piuttosto, una soluzione efficace alla disuguaglianza economica implicherebbe una combinazione calcolata di imposte statali, sovvenzioni, imposte sulle società e politiche monetarie che consentano ai segmenti meno abbienti della società di agire come consumatori.

“I consumatori hanno un debito enorme e questo costituisce un limite enorme per intraprendere nuove spese,” ha spiegato Bar-Yam. “Possiamo parlare di innalzare il salario minimo, alleggerire il debito, proporre di eliminare il debito per pagarsi gli studi negli Stati Uniti — fondamentalmente tutte le manovre che possano modificare quell’equilibrio dovrebbero essere la cosa giusta in questo momento.”

In definitiva, un’analisi dei sistemi degli Stati Uniti raccomanda politiche che promuovono gli investimenti nei segmenti più poveri della società, sia attraverso programmi governativi che attraverso salari più alti. Offrendo ai segmenti più poveri della società i mezzi per acquistare beni di consumo, si incoraggia quindi l’investimento di capitali per produrre tali beni. Senza questo incentivo, è improbabile che il capitale venga investito e che l’economia cresca.

Il divario tra abbienti e non abbienti è cresciuto costantemente negli ultimi decenni e ormai i suoi effetti sono impossibili da ignorare. Ma la ricerca di una soluzione al problema si è persa nella palude della politica. Da un lato, Trump e i suoi colleghi conservatori stanno creando un regime di regolamentazione che concede tagli fiscali ai membri più ricchi della società in conformità con il trucco della teoria economica del trickle-down risalente all’era Reagan. Dall’altro, il senatore Bernie Sanders e altri esponenti della sinistra chiedono una radicale ridistribuzione della ricchezza dalle porzioni più ricche della società a quelle più povere.

Come ha sottolineato Bar-Yam, ci sono una serie di soluzioni politiche che possono realizzare questa distribuzione della ricchezza, come l’aumento dei salari minimo o la riduzione del debito degli studenti. In ogni caso, sebbene le analisi matematiche e sistemiche possano indicare la ridistribuzione della ricchezza come una soluzione, l’effettiva attuazione di questa ridistribuzione resta per lo più una questione politica.

In ogni caso, buona fortuna a chi dovrà convincere Trump della necessità di queste manovre.

Fonte: motherboard.vice.com


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