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Cosa ne pensano le banche centrali del Bitcoin? Le opinioni espresse

Sono trascorsi otto anni dalla nascita del Bitcoin. Le banche centrali stanno cominciando a riconoscere l’esistenza della divisa digitale e a delineare potenziali vantaggi e svantaggi di questo mezzo.

Le autorità monetarie si trovano a fare i conti con due problemi:

  • ignorare il fenomeno e bollarlo come speculazione destinata a finire;
  • ipotizzare l’emissione di una versione ufficiale di divisa digitale.

Di seguito una breve rassegna delle opinioni espresse dalle banche centrali –grandi e piccole- di alcuni paesi. Intanto il prezzo in Usd sale ma in un contesto di scarsa liquidità.

Prudenti o contrari

Usa: preoccupati per l’opacità

La Federal Reserve ha espresso molti dubbi sulla possibilità che una banca centrale prenda in considerazione l’emissione di una valuta digitale come risposta alla proliferazione del Bitcoin. Jerome Powell, futuro governatore della Fed, ha recentemente affermato che i problemi di natura tecnica e la gestione dei rischi legati all’introduzione ufficiale delle criptodivise sarebbero critici.

Eurozona: come i tulipani olandesi

La Banca Centrale Europea ha reiteratamente lanciato avvisi ai naviganti sui rischi che implicherebbe il ricorso alle divise digitali. Il vicepresidente Constancio ha sostenuto a settembre che il Bitcoin non è una moneta ma un tulipano (alludendo alla bolla del secolo XVII in Olanda). Il suo collega Coeuré ha sottolineato che la volatilità delle quotazioni del Bitcoin e la sua relazione con il fenomeno dell’evasione fiscale e il crimine organizzato generano grandi rischi per la collettività.

Cina: controllo statale assoluto

La Banca Centrale controlla il mercato delle cripto divise. Nel 2014 ha creato una task force dedicata allo sviluppo delle divise digitali e sostiene che alcune condizioni per dare vita a questo mercato siano già presenti. Tuttavia, le autorità cinesi hanno adottato misure energiche per limitare l’operato degli emittenti privati, proibendo la negoziazione del Bitcoin e di altre divise.

Giappone: in fase di studio

Haruhiko Kuroda, governatore della Bank of Japan, ha comunicato di non aver alcuna intenzione di emettere divise digitali. Tuttavia, ritiene importante conoscerle approfonditamente.

Germania: gioco speculativo

In un paese in cui la maggior parte dei cittadini preferisce ancora il contante agli strumenti di pagamento elettronici, la Bundesbank si è mostrata decisamente resiliente alla nascita e allo sviluppo di monete virtuali (definendole un giocattolo speculativo e non un mezzo di pagamento).

Francia: molta prudenza

La Banca Centrale francese ha più volte invitato alla prudenza in materia di divise digitali. Villeroy de Galhau, governatore dell’istituto, ha ricordato che la storia insegna come tutti gli esperimenti di divise private sono finiti male. Il Bitcoin non farebbe eccezione perché ha un lato oscuro difficile da controllare.

India: Bitcoin proibito

Le autorità monetarie indiane sono state le più dure: le divise digitali rappresentano un mezzo per ‘lavare’ il denaro sporco e finanziare il terrorismo. Tuttavia, la banca centrale indiana ha creato un team che sta studiando quali potrebbero essere gli sviluppi di un potenziale utilizzo delle divise digitali supportato dal controllo delle banche centrali.

Russia: non legalizzeremo “schemi piramidali”

Elvira Nabiullina, governatrice della banca centrale russa, ha espresso non poche preoccupazioni per i rischi derivanti dalla diffusione delle divise digitali ed ha assicurato che non saranno legalizzati schemi piramidali. La Nabiullina ha chiuso la porta a qualsiasi esperimento di denaro privato, sia in forma fisica che virtuale.

Aperti a nuove esperienze

Regno Unito: rivoluzione in itinere

Mark Carney, governatore della Bank of England, crede che le cripto monete sono parte di una rivoluzione in itinere del mondo finanziario. La BoE ha creato nel 2016 un acceleratore di tecnologia finanziaria, una specie di Silicon Valley destinata a incubare nuove idee. Carney sostiene che la tecnologia basata sulla blockchain è molto promettente perché consente alle banche centrali di difendersi dai cyber attacchi e di riformare le modalità utilizzate per portare a termine i pagamenti tra entità e consumatori.

Olanda: più audaci

Due anni fa la banca centrale ha creato la sua cripto moneta chiamata DNBcoin (destinata alla circolazione interna) per capire meglio il funzionamento della divisa digitale. I responsabili del progetto hanno illustrato i primi risultati ed hanno evidenziato che la catena di blocchi può essere ‘naturalmente’ applicabile al regolamento delle transazioni finanziarie complesse.

Nuova Zelanda: il futuro

La Banca Centrale Neozelandese, pioniera sulla scena mondiale nell’utilizzo del ‘target inflation’, ha assicurato che prenderà in considerazione l’emissione di cripto divise o l’utilizzo di unità digitali nelle strategie di regolamento delle transazioni finanziarie.

Scandinavia: opzione da non scartare

La svedese Riksbank, la banca centrale più antica del pianeta, sta analizzando opzioni come l’introduzione di una corona elettronica digitale registrata. La norvegese Norges Bank non ha escluso applicazioni da utilizzare per le transazioni finanziarie.

Fonte: fondiesicav.it


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