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Da cosa è dovuto il crollo delle borse mondiali?

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Si chiama speculazione, dal latino: speculari (osservare), da cui anche speculum – specchio. È il lato più vero e reale delle contrattazioni borsistiche, che non possono fare a meno di questo tipo di attività pena la loro estinzione. Come tutte le cose vere, richiede un prezzo da pagare e spesso si presenta in modalità aggressive, quali ad esempio la dinamica dei mercati finanziari in questi giorni.

In buona sostanza, l’attività speculativa consiste in una sorta di “scommessa” di investimento in virtù di una serie di ragionamenti.
Per questo motivo, siamo fra quelli che in tempi non sospetti hanno avvisato sulla delicatezza della situazione generale dei mercati finanziari e che pertanto poco si stupiscono di quello che anche stamattina sta avvenendo sulle borse.

Gli osservatori danno giustamente la responsabilità di questi forti crolli agli avvenimenti cinesi, ma noi pensiamo che la sospensione per eccesso di ribasso del listino di Shanghai sia soltanto la conseguenza (e forse non l’ultima) di quanto da tempo andiamo scrivendo, e che peraltro si riflette anche nei numeri delle economie.

Da un lato la ‪‎Cina‬ proprio nei giorni scorsi ha confermato il declino delle sue attività, con il decimo mese consecutivo di calo della sua crescita. Questo è un dato di fatto e non semplice opinione, un fattore che gli operatori più lungimiranti hanno per tempo prezzato, abbandonando la borsa cinese sin da maggio dello scorso anno. Ricordiamo anche che a maggio 2015 si sono toccati anche i massimi dei listini europei, quali ad esempio il Dax; livelli che non sono stati più rivisti.
Il fatto stesso che la Banca centrale cinese oggi non trovi di meglio che dare la colpa la speculazione per la discesa del proprio comparto azionario la dice molto lunga sulle difficoltà che hanno da un po’ di tempo le banche centrali nel governare le dinamiche delle economie. La speculazione è stata pertanto in grado di annullare la manovra di tamponamento emorragia azionaria della ‪PBOC‬ dell’altro giorno (immissione di 20 miliardi di liquidità) e oggi ha fatto chiudere la borsa.
La stessa speculazione che sa dove andare a colpire, e che lo fa dopo aver studiato con attenzione i suoi obiettivi. Avvenne lo scorso anno ai danni della Banca Centrale Svizzera, e quest’anno tocca all’Asia. Un continente che oltretutto soffre anche ovviamente delle tensioni geopolitiche per le manovre militari della Corea, e che se smette di crescere penalizza le materie prime legati al ciclo industriale: non vi è quindi da stupirsi del calo sul prezzo del petrolio, insieme a quelle del rame e dei cambi collegati.

Minor crescita, inefficacia fino a questo momento delle manovre da parte della ‪BCE‬ per stimolare la ripresa dell’economia europea, tentennamenti a più non posso da parte della Fed su cosa fare in tema tassi/inflazione/ecc ecc, tensioni geopolitiche (migranti, Iran/Arabia Saudita, Corea, Isis), crescita in declino nel continente asiatico. Sono tutte ragioni assai valide, soprattutto se contestuali, per far flettere mercati azionari forse cresciuti anche oltre il dovuto.

Concludiamo allegando un grafico del nostro Cfd sul mercato di Hong Kong, su base settimanale. Ci pare visibile la divergenza ribassista tra prezzi e indicatore di sentiment della primavera 2015, insieme alla rottura di una trend line di lungo termine.
La discesa di questo inizio 2016 pareva pertanto essere già annunciata dal declino distributivo dei prezzi a partire dal 25 ottobre 2015.
Per la seduta odierna, il panic selling odierno ha permesso agli indici europei di andare a cercare supporti importanti, quali area 9800 di Ger30 – 19.800 di Ita40 – 3020 di Euro50. Ultimo baluardo onde evitare il tracollo riteniamo sia zona 9750 sul Dax. Su tutti i time frame le tendenze sono stabilmente ribassiste, rendendo per il momento l’operatività long riservata soltanto agli scalper.

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Giovanni Lapidari per ActivTrades

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Fonte: doveinvestire.com


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