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NotPetya, il virus più potente del mondo mette i pericolo migliaia di computer

Internet nasconde non poche insidie, tra cui quelle inerenti i virus che vi circolano. La famiglia è vasta e ognuno dei malware che la compongono svolgono ruoli diversi, atti alla rovina di diverse parti dei dispositivi, nonché, e soprattutto, dei file residenti all’interno di computer, smartphone o tablet. Gli antivirus sono abbastanza equipaggiati ormai e sanno, almeno relativamente, difendersi dagli attacchi di hacker, o cracker che siano. Tuttavia, non si sa chi ci sia dietro l’ultimo attacco che ha messo in ginocchio molti computer di Russia, Ucraina, Italia e altri Paesi europei. Il nome del ransomware oscilla tra Petya, NotPetya, SortaPetya eccetera, in base all’estrazione del codice linguistico, e l’unica notizia in questione è quella che questo virus è molto simile a WannaCry, il malware che un paio di settimane fa ha colpito oltre 200 mila computer in tutto il mondo.

La famiglia dei ransomware comprendono virus che possono essere debellati solamente attraverso il pagamento di una somma in bitcoin a colui il quale avrebbe immesso il malware nel computer del malcapitato. Proprio perché non si sa quale sia la matrice e l’entità del virus, ricercatori e studiosi di mezzo mondo sono al lavoro per cercare di trovare un valido antidoto contro NotPetya. In particolare, Amit Serper avrebbe trovato il rimedio mediante cui rendere i computer immuni a questo virus. Nello specifico, NotPetya si attacca a un file che utilizza come mezzo di diffusione di sé stesso all’interno del dispositivo, e la cura che probabilmente hanno trovato è quella inerente la creazione di un file di sola lettura dal nome Perfc, in modo tale da non avere più la possibilità di diffondersi (guida completa all’indirizzo QUI).

Sembrerebbe funzionare come antivirus, mentre per i dispositivi già infetti non pare esserci molta via di scampo all’orizzonte. Forse si potrebbe risolvere il problema attraverso il pagamento di una somma di circa 300 dollari in bitcoin, ma non è neanche detto che i computer ritornino a funzionare come prima, poiché potrebbe in realtà trattarsi dell’ennesimo inganno, e anche perché la Polizia postale ha già provveduto alla chiusura dell’account con cui i criminali riscuotevano le cifre. Per i computer non ancora infetti, invece, è possibile che potrebbero esserlo al primo avvio. Ecco che allora è indispensabile assicurarsi che il cavo della rete sia disconnesso, in modo tale da aggiornare manualmente eventuali applicazioni e antivirus, presenti all’interno del Pc, alle ultimissime versioni e, magari, riconnetterlo successivamente al Wi-Fi. In ogni caso, c’è un modo anche per salvaguardare il proprio dispositivo nonostante tutto.

Essendo Windows il sistema operativo maggiormente soggetto a infettazione da NotPetya, è importante che: si possegga sempre l’ultima versione attualmente in commercio; si faccia una o più copie dello stesso file da conservare in chiavette, micro sd eccetera, in modo da non perdere nulla in caso; ma, soprattutto, non pagare alcuna somma richiesta. Di frequente, dietro queste magagne ci son persone che ne tramano altrettante nello stesso momento in cui chiedono soldi al fine di riattivare i computer manomessi, ma che ugualmente, poi, lasciano inutilizzabili una volta intascato il denaro. Pertanto, non ci sono, alla resa dei conti, molte raccomandazioni da seguire per la salvaguardia dei dispositivi connessi a Internet; si suggerisce, invece, di visitare siti piuttosto attendibili, di aggiornare continuamente il tutto e di non cadere nelle trappole di soggetti particolarmente inaffidabili, poiché dietro uno schermo tutto è possibile.

Fonte: vocidicitta.it


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