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Reddito di cittadinanza sarà tra le prime priorità

Il reddito di cittadinanza sarà tra le prime priorità del nuovo governo Conte? Ne è convinto il neo ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Che ha già annunciato la top 3 delle misure e dei provvedimenti che attuerà il nuovo esecutivo. Si partirà così dal reddito di cittadinanza e dalla pensione di cittadinanza, per aiutare le famiglie in difficoltà economica e occupazionale; mentre anche il taglio dei vitalizi compare sul podio.

“Faremo dei provvedimenti per aiutare i cittadini in povertà”, ha affermato il leader M5S a Ragusa. “Non possiamo prescindere dal reddito di cittadinanza e dalla pensione di cittadinanza. Saranno i due provvedimenti che porterò al più presto all’esame del Parlamento”.

Reddito di cittadinanza: cosa ne pensa il ministro dell’Economia, Giovanni Tria

Un pensiero, quello di Di Maio, che sembra scontrarsi con l’opinione del nuovo ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Lo scorso 14 maggio, su Formiche, Tria esaminava il programma di Movimento 5 Stelle e Lega, soffermandosi in particolar modo sul reddito di cittadinanza. A tal proposito, Tria sembrava scettico.

“Non sappiamo ancora cosa sarà questo reddito di cittadinanza. E quindi le risorse richieste e l’ampiezza del pubblico dei beneficiari. Questo sembra oscillare tra una indennità di disoccupazione poco rafforzata ed estesa a chi è in cerca del primo lavoro; e un provvedimento, improbabile, tale da configurare una società in cui una parte della popolazione produce e l’altra consuma”.

Per approfondire quello che conosciamo ora sul reddito di cittadinanza, non resta che valutare il capitolo dedicato sul contratto di governo proposto dall’esecutivo Lega-M5S.

Reddito di cittadinanza: importo e a chi spetta

Come si legge nel suddetto testo, “il reddito di cittadinanza è una misura attiva rivolta ai cittadini italiani al fine di reinserirli nella vita sociale e lavorativa del Paese”. Inoltre, è una misura che si ritiene in grado di favorire la crescita occupazionale ed economica. Quindi viene definita come “uno strumento di sostegno al reddito per i cittadini italiani che versano in condizione di bisogno”. Per quanto riguarda l’importo, esso si stabilisce “in base alla soglia di rischio di povertà calcolata sia per il reddito sia per il patrimonio”. Pertanto si legge che l’ammontare “è fissato in 780 euro mensili per persona singola”. Un importo che poi viene parametrato sulla base della scala OCSE per i nuclei familiari più numerosi.

Chi pensa che il reddito di cittadinanza sia una misura solo economica sbaglia. Perché si prepone lo scopo di essere anche uno strumento di reinserimento del cittadino nel mondo del lavoro. E richiede pertanto un “impegno attivo del beneficiario che dovrà aderire alle offerte di lavoro provenienti dai centri dell’impiego”. Si parla di massimo 3 proposte nell’arco temporale di 2 anni. Ciò significa che il beneficio decadrà nel caso il soggetto beneficiario rifiuti di svolgere l’attività lavorativa richiesta.

Reddito di cittadinanza: prima potenziare i centri per l’impiego

Il reddito di cittadinanza si baserà poi su due direttrici guida; da una parte il tipo di professionalità del lavoratore in questione; dall’altro la strategia di sviluppo economico per favorire l’occupazione. Da qui la proposta di investire “2 miliardi di euro per la riorganizzazione e il potenziamento dei centri per l’impiego che fungeranno da catalizzatore e riconversione lavorativa dei lavoratori momentaneamente in stato di disoccupazione”.

Il primo step per dare vita al reddito di cittadinanza consisterà pertanto nel potenziamento dei centri per l’impiego; al fine migliorare l’aspetto formativo dei lavoratori e incrementare la qualità e i servizi dei centri per l’impiego stessi.

In conclusione, esiste la possibilità che la strada che porti al reddito di cittadinanza non sia così breve, viste le tempistiche per attuare questo primo livello; senza dimenticare le coperture e le risorse economiche da trovare per il finanziamento di tale misura.

Fonte: Termometro Politico


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